Negare nuovamente a Massimo Bossetti la possibilità di una misura di custodia cautelare alternativa, quale è quella degli arresti domiciliari con l’utilizzo del braccialetto elettronico, appare ad oggi qualcosa che necessita di essere commentato in termini quantomeno interrogativi.

Lungi dal voler sentenziare sulla decisione, che ovviamente non è pertinenza della sottoscritta né tantomeno può essere oggetto di alcun giudizio da parte di terzi non direttamente coinvolti come figure titolate nel procedimento giudiziario, la domanda che sorge è di natura umana e scaturisce dalla necessità di comprendere, non solo sotto il profilo giuridico, cosa può significare tutto questo sul piano della percezione popolare e quanto eventualmente possa aver pesato la stessa opinione pubblica nella scelta di orientare in questo senso il verdetto sulla scarcerazione.

La difesa di Massimo Bossetti  ha richiesto una misura custodiale alternativa sostenendola alla luce dell’insussistenza della possibilità di fuga, di inquinamento di prove e di reiterazione del reato, l’accusa si è opposta e la Corte ha scelto di pronunciarsi in favore di quest’ultima motivando tale decisione, probabilmente e da quanto si apprende dai media, sulla base della ritenuta inefficacia del solo braccialetto elettronico e dei domiciliari come cautela circa la reiterazione del reato.

Questo è sostanzialmente il punto: in che modo Massimo Bossetti, qualora avesse ucciso Yara Gambirasio, potrebbe reiterare un reato analogo? E per quali motivazioni?

La spiegazione e quindi la possibile risposta ad un quesito che di per sé ha natura interpretativa dovrebbe ruotare attorno ad un perno che sta a monte rispetto alla stessa questione, ovvero, per quale motivo non si ritiene che il braccialetto elettronico possa essere una soluzione alternativa valida, dal momento che il soggetto, oltre alla prescrizione imposta dagli arresti domiciliari, sarebbe anche geolocalizzabile in qualsiasi momento.

Ed è proprio in questo frangente che si determina una ulteriore curiosità, in relazione ad un aspetto che si discosta evidentemente dalla mera logica giurdica, per avvicinarsi, al contrario, ad una più pragmatica, cioè, quanto sarebbe stato impopolare concedere a Bossetti la possibilità di passare il Natale in famiglia?

L’imputato è in carcere dal mese di giugno del 2014, è ormai assodato che nel corso del procedimento accusa e difesa si stanno “scontrando” a colpi di perizie, consulenze tecniche di varia natura e introduzione di ipotesi nuove non solamente “Bossetti-centriche”; si è ampiamente e in ogni sede dibattuto sulla metodologia d’indagine, sulla rilevanza della prova scientifica del DNA, sulla procedura con cui le tracce sono state raccolte e analizzate ecc. ma probabilmente non è stato considerato in maniera asettica un aspetto che invece, sembra essere piuttosto rilevante, ovvero quello relativo al peso, presunto o reale, dell’opinione pubblica nel caso specifico di questa circostanza.

Premettendo l’alterità rispetto alle posizioni di accusa e difesa e volendosi limitare ad una semplice ma diretta considerazione, va ricordato che, essendo il processo a carico di Massimo Bossetti ancora in corso, la ritenuta colpevolezza del soggetto “a-priori” non prende altro che il nome di pregiudizio e laddove si è già ampiamente provveduto ad una sorta di “mostrificazione” dell’imputato, si rischia di commettere un errore prima di tutto sul piano ideologico.

Ognuno di noi, sia esso addetto ai lavori o meno, è ovviamente libero di crearsi una propria opinione, così come, in seguito all’iter dibattimentale è libero il convincimento del giudice, ma volendo aggiungere un tassello per opportuna conoscenza, non possiamo fare a meno di sottolineare quanto l’essere umano sia, inevitabilmente, portato ad interpretazioni soggettive sulla base non solo delle proprie caratteristiche personali ma anche rispetto alla modalità con cui gli elementi da valutare vengono presentati.

Nel commento del fatto in questione è intrinseca la  percezione di un posizionamento della gente su un versante nettamente “colpevolista”, il che non viene né lodato né tantomeno criticato, ma la logica prosecuzione della riflessione è: cosa sarebbe successo se la maggioranza avesse parteggiato per l’interpretazione alternativa? Si sarebbe davvero ritenuto indispensabile valutare in maniera così rigida un aspetto che invece apparirebbe assai contenibile con l’utilizzo del dispositivo citato?

La mia opinione è che forse ci sarebbe posti di fronte alla questione in un’ottica di maggiore morbidezza, guardando Massimo Bossetti con lenti più chiare, non identificandolo aprioristicamente con un assassino ma cogliendone anche l’aspetto umano.

Magari colpevole, ma nonostante tutto sempre padre e marito.

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