Sacrilegio!

“Volevo solo cercare di vivere in accordo con i sentimenti che provenivano dal mio vero io. Perché era così difficile?” 

Il giovane nobiluomo vestiva in modo elegante e scortava l’avvenente sconosciuta, una prostituta francese, in una stanza presa in affitto al secondo piano della “maison” alla periferia di Parigi.

Il marchese de Sade era solito frequentare queste case durante il suoi viaggi nella capitale, viaggi che apparentemente intraprendeva per motivi di lavoro, ma in realtà la vera natura del suo “business”  era la ricerca del piacere, dello stesso tipo di piacere di cui la nobiltà di Francia aveva goduto per generazioni, senza ripercussioni o recriminazioni alcune.

Il marchese,  nel mese di ottobre del 1763, aveva partecipato e organizzato una serie di orge nei giardini di vari palazzi presi in affitto a Parigi, ma l’incontro più “singolare” fu quello con la giovane prostituta, Madamoiselle Jeanne Testard.

Entrando nella stanza, il marchese chiuse la porta alle loro spalle e subito chiese alla donzella se ella avesse convinzioni religiose, se fosse una seguace fedele degli insegnamenti e delle pratiche della fede cattolica romana; alla sua risposta affermativa il nobiluomo iniziò ad apostrofarla con gli insulti più vili e degradanti e, difronte all’orrore di lei, si esibì anche in atti provocatori e blasfemi, si masturbò ed eiaculò in un calice, riferendosi al Signore come “figlio di puttana” e inserì due ostie per la comunione nella vulva della giovane donna terrorizzata, prima di penetrarla lui stesso.

Madamoiselle Testard, che aveva già dovuto subire molto più di quanto avesse patteggiato, venne infine atterrita dall’ultima richiesta del marchese, che consisteva nel riscaldare un gatto a nove code nel fuoco fino a che non diventasse incandescente e poi picchiarlo con quello strumento; successivamente ella avrebbe dovuto scegliere per lui una frusta e lasciargli fare lo stesso su di lei, al suo rifiuto di farsi picchiare il marchese iniziò a masturbarsi con un paio di crocifissi, poi la penetrò nuovamente costringendola a ripetere volgari e blasfeme empietà, mentre lui eiaculava.

Il mattino successivo la procacciatrice di clienti della ragazza trovò la sua “protetta” in uno stato di isteria; le due, quindi, si precipitarono immediatamente al commissariato di polizia locale per rilasciare delle dichiarazioni.

Il marchese de Sade, venne arrestato circa dieci giorni dopo dall’ispettore Louis Marais e per la prima di diverse volte nella sua vita, si ritrovò imprigionato a causa delle sue azioni lascive.

Donatien Alphonse François de Sade nacque il 2 giugno 1740, da Jean Baptiste, Comte de Sade e Marie Eleonore de Maille de Carman, Comtesse de Sade; sua madre era una lontana cugina del principe di Condé, il quale faceva parte di un ramo cadetto della famiglia reale dei Borbone ed era servita da una signora, la stessa governante della principessa di Condé, la quale si occupava di crescere anche il giovane principino di Condé, di quattro anni più grande di Donatien.

La prima menzione del marchese nei libri di storia la si ha proprio per il racconto di una scaramuccia tra lui e suo cugino dopo che quest’ultimo aveva cercato di recuperare uno dei suoi giocattoli preferiti della presa rabbiosa del piccolo Donatien, quando questi aveva solo quattro anni; anziché fare un passo indietro, in riconoscimento del rango del principe, il marchese si rifiutò di cedere il giocattolo, e al contrario, non esitò a prendere a pugni suo cugino con colpi di crescente violenza e ferocia.

I due vennero separati da cortigiani adulti e subito dopo questo incidente il marchese si trovò rinviato alla cura della sua famiglia allargata; non sarebbe stato questo l’unico episodio in cui le autorità reali avrebbero fatto ricorso ad un trattamento tale come mezzo per controllarlo.

Come risultato del suo confronto con il principe, Donatien fu mandato a vivere con la nonna paterna ad Avignone; qui il marchese avrebbe trascorso i suoi primi anni formativi, circondato da un branco di parenti di sesso femminile che indulgevano ad ogni suo capriccio soffocandolo con un affettività a tratti sessualizzata.

Le cinque figlie si recavano spesso in visita presso la marchesa de Sade, la più giovane delle zie di Donatien, Henriette-Victoire, una bellezza notoriamente promiscua, era particolarmente affezionata al turbolento nipotino e amava viziarlo.

Le altre quattro figlie della marchesa vedova erano suore, ed essendo i conventi luoghi relativamente “mondani” nel periodo pre rivoluzionario, queste signore frequentavano spesso anche il mondo laico; come la sorella minore anche loro stravedevano per Donatien.

La nonna affettuosa e le zie sempre pronte a coccolarlo con giocattoli, caramelle e carezze, si lasciavano andare i suoi capricci più assurdi, con il risultato che il piccolo apprendista tiranno divenne più indisciplinato che mai.

Il conte de Sade, il padre di Donatien, si trovava in quel periodo all’estero, in servizio come ambasciatore alla corte dell’Elettore di Baviera, ma riceveva comunque alcune segnalazioni circa l’educazione educazione di suo figlio.

Divenne, pertanto, sempre più infuriato nel sentir parlare di come il suo unico figlio fosse stato danneggiato per mano di sua madre e per l’eccessiva indulgenza delle sorelle.

Circa due anni dopo l’imposizione di andare a vivere presso la nonna, il padre decise di intervenire nuovamente nei confronti di Donatien, con l’intento di permeare l’educazione di suo figlio attraverso la presenza di una figura maschile e di un’influenza più rigida che egli stesso non era in grado di fornire.

Così Donatien fu mandato a vivere con il fratello del conte, l’Abbate Jacques-Francois de Sade, un noto studioso e autore dell’epoca; questi divideva il suo tempo tra la sua residenza ufficiale ad Auvergne, e il castello di famiglia di Saumane, era inoltre intimo amico del filosofo Voltaire e come le sorelle anch’egli possedeva un lato sensuale e mondano che lo stesso amico intellettuale incoraggiava e lodava.

Così il marchese si trovò collocato in un altro ambiente dove gli adulti trattavano il sesso come mezzo ricreativo per il raggiungimento del piacere, dove l’indulgenza alla sessualità era l’aspettativa piuttosto che l’eccezione alla regola.

Quando non si curava dei suoi doveri ecclesiastici ufficiali, che richiedevano la sua presenza ad Auvergne solo pochi mesi l’anno, l’abbate occupava infatti il suo tempo libero nella ricerca di una varietà di bellezze francesi, donne provenienti da ogni regione e strato sociale; era noto come il “sibarita di Saumane.” (uomo eccessivamente attaccato al piacere e al lusso)

Durante gli anni che Sade visse con suo zio questi ospitava un certo numero di compagne tra cui una madre e una figlia, una cameriera e una prostituta locale, ma quando non aveva persone in carne e ossa con cui interagire, l’abbate disponeva di una voluminosa bibliografia da consultare su tutto ciò che atteneva i piaceri del sesso e la pornografia.

Nella sua collezione l’ecclesiastico annoverava alcuni dei classici più dotti dell’epoca ma non tralasciava lo spazio spazio per la letteratura erotica e per alcuni altri titoli tra cui Venere nel Chiostro.

Donatien era libero di leggere a suo agio, e in assenza di altri compagni della sua età, ha più volte trovato rifugio all’interno delle pagine della maggior parte dei testi conservati nella biblioteca di suo zio, compresi quelli che, secondo i francesi “sono stati fatti per essere letto con una sola mano.”

Se da una parte si stenta a concepire un ambiente più disdicevole di questo per favorire la crescita e l’educazione di un bambino impressionabile, bisogna dall’altra considerare quello che all’epoca era pressochè la norma, ovvero che per secoli, in Francia e in altri paesi europei, gli uomini e le donne di chiesa si sono dedicati ai piaceri della carne in misura non certo minore, ma anzi, probabilmente anche maggiore, rispetto ai fedeli laici, agli occhi dei quali avrebbero dovuto vestire i panni di una guida morale; non era infatti inaudito che all’interno delle mura di conventi e abbazzie si tenessero delle orge che vedevano la partecipazione di  sacerdoti, suore, prostitute e nobili, nella pratica di attività scandalose e debosciate.

Sempre più preoccupato che l’educazione di suo figlio venisse danneggiata dal fratello in misura non minore di quello che riteneva fosse stato fatto dalla madre e dalle sorelle, il conte de Sade, decise, qualche anno dopo, di sradicare nuovamente Donatien per trapiantarlo in un contesto apparentemente più appropriato per un ragazzo della sua età, così, appena decenne il marchese si trasferisce da Saumane a Parigi, dove viene iscritto al Collegio Louis-le-Grand, una scuola di preparazione dei Gesuiti per i giovani di nobile lignaggio.

Parallelamente alla reputazione ottimale di educatori, viaggiava in Europa la fama insuperabile che vedeva i gesuiti come avvezzi alla sodomia e all’utilizzo di punizioni corporali; gli stessi erano soliti frustare i ragazzi da punire davanti all’intero corpo studentesco, producendo in loro un fortissimo senso di umiliazione, inoltre le fustigazioni spesso generavano una sorta di eccitazione sessuale che, ad oggi, sappiamo essere alla base del comportamento sadomasochistico. Nell’età adulta il marchese De Sade sarebbe quindi divenuto “insensibile” al sesso normale e per certi versi possiamo affermare che le sue preferenze carnali si sono arrestate in una fase anale tipica dello sviluppo infantile.

Un’altra importante caratteristica del regime educativo dei gesuiti era quella relativa alla confessione dei propri peccati che doveva essere utilizzata come mezzo per analizzare e infine sradicare le proprie imperfezioni; per ottenere il beneficio completo della confessione si richiedeva al soggetto di riflettere su alcuni degli aspetti più sgradevoli ed oscuri del suo carattere e quindi di portare questi aspetti molto privati ​​del sé verso la superficie dove dovevano essere dolorosamente esaminati dagli “occhi” di qualcun altro.

desade1Tutto questo sembrerebbe aver avuto un impatto particolarmente distruttivo sulla psiche di Donatien, soprattutto in relazione alla sua percezione della natura umana e alla misura che era disposto a raggiungere al fine, non solo di comprendere, ma anche di vivere pienamente i lati oscuri nascosti nei recessi più profondi dell’anima.

Egli stesso una volta adulto scrisse: “Il profondo studio del cuore dell’uomo, che è un labirinto naturale, è lo stesso in grado di ispirare il romanziere, il cui lavoro deve farci vedere l’uomo non solo come egli è, o come lui pretende di essere, che è il compito dello storico, ma come lui è capace di essere sé stesso sottoposto a influenze modificanti il vizio e il pieno impatto di passione. Quindi, dobbiamo tutti sapere che dobbiamo impiegare ogni passione e  vizio, se scegliamo di lavorare in questo campo”.

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