Alessandro Di Battista: Psicobiografia di un grillino d.o.c.

Critiche e apprezzamenti, lodi e insulti; comincia così la ribalta mediatica di Alessandro Di Battista, romano, trentacinque anni, potenziale “delfino” di Beppe Grillo, il ragazzo della porta accanto che potrebbe rubare a Matteo Renzi  il ruolo di protagonista emergente della realtà politica 2.0.

Molti di noi lo conoscono per le manifestazioni comportamentali “accorate” nelle aule del Parlamento, qualcun altro lo ha visto recentemente come ospite nel salotto “barbarico” di Daria Bignardi; lui nasce nella capitale, il 4 agosto del 1978, sotto il segno del Leone, si presenta con un’aria da “pischello”, una barba accennata, ben tenuta, e un carisma innato che spiazza nella sua semplicità.

All’apparenza si mostra solido, fattivo, concreto nelle sue rappresentazioni mentali; portatore di un’energia costruttiva, consapevole della necessità di agire.

Sembrerebbe un soggetto responsabile, intelligente, piuttosto riservato; l’aspetto fisico è gradevole, pecca un po’di egocentrismo e non è poi ancora così abile nel celare quest’aspetto, a tratti è aggressivo ma mai manipolatore; la sua maschera, insomma, non è certo di cera.

Queste sono le deduzioni tratte dall’osservazione di quanto proposto sino ad ora dai media, ma cerchiamo di andare un pochino più a fondo e proviamo a scoprire cosa c’è dietro il “Dibba”.

E’ cresciuto a Civita Castellana, un piccolo centro, cinquanta km da Roma, un paese a metà strada tra capitale e provincia; ha studiato discipline umanistiche (arte, musica e spettacolo) e si è laureato con lode, il che tradisce un’attenzione spiccata per gli aspetti estetici della comunicazione, in sostanza, funzionalità e incisività, ma anche gradevolezza.

Una scelta accademica che tradizionalmente vede nei suoi frequentatori una “tendenza” politica sinistroide o pseudo tale, nel caso di Alessandro Di Battista sembra anche un modo per entrare in contatto con  una parte di sé stesso attraverso un canale diverso; la valutazione in uno sguardo, una forma di ribellione e differenziazione nelle modalità espressive classiche, un monaco che all’occorrenza sa cambiarsi d’abito, nel senso più esteso del termine.

Alla fine di questo percorso si specializza in tutela internazionale dei diritti umani e l’immagine del ragazzetto che gira il mondo con la reflex non è più incentrata sulla sola capacità di “cogliere un attimo” ma si associa alla ricerca di comprendere i dolori dell’altro.

Sceglie un “altro” particolare e il suo lavoro lo porta a viaggiare in Africa e centro America, imprime sulla pelle la morfologia geografica di questi luoghi e dimostra attraverso questo gesto un aspetto particolare: il suo essere profondamente conservatore nella sua controtendenza.

Il tatuaggio assume oggi un significato particolare e una dissertazione adeguata richiederebbe troppo tempo, ma il distretto corporeo in cui il tatuaggio viene fatto e il soggetto, o l’oggetto che raffigura, possono essere interessanti indicatori di un significato simbolico suggestivo.

Alessandro Di Battista appare mosso dal conflitto tra inconscio e Super- Io, combattuto tra regole e pulsioni.

Vorrebbe identificarsi nella ribellione, nella scelta estrema, ma presenta aspetti di conformismo sociale che lo aiutano nel processo di integrazione e non gli permettono ancora di superare certi limiti.

E’un ragazzo borghese, con valori sani, si discosta dalla figura paterna di cui, tuttavia, cerca l’approvazione.

Questo è ciò che traspare, sia dalla sua reazione all’incalzare delle domande della Bignardi circa la “fede” politica del Di Battista Senior, sia dall’ascolto delle sue parole su Grillo: il delfino ci tiene a sottolineare la sua libertà di pensiero, ma resta fortemente legato a questo “padre” politico che, come quello reale, riveste un ruolo ambivalente e ben si potrebbe interpretare in relazione a dinamiche di tipo edipico. Da una parte la distruzione psichica dell’uno per conquistare l’amore materno, dall’altra la ricerca dell’approvazione popolare, autonoma e svincolata dal comico barbuto che incarna l’archetipo del genitore saggio, della guida.

Diciamocelo, la padrona di casa nel suo salotto a La7, da abile professionista della comunicazione quale è, ha premuto l’acceleratore su un aspetto che certamente poteva mettere in difficoltà il nostro giovanotto, non tanto per quel che riguarda le affermazioni sull’ideologia del suo papà, quanto più che altro per ciò che la figura di riferimento rappresenta per lui; Alessandro è stato bravo, capace di destreggiarsi tra una risposta scontata e la sincerità di un figlio.

Tutti noi in fondo siamo figli di qualcuno che probabilmente nell’arco della vita abbiamo amato, odiato, disapprovato oppure seguito, talvolta anche rinnegato, ma si sa, persino il figliol prodigo è poi tornato indietro e Di Battista, che prodigo non sembra affatto, dietro il suo sorriso un po’forzato, ha mostrato una qualità imprescindibile: la capacità di scindere gli aspetti personali da quelli politici.

Le mani bene in vista sulla scrivania per tutta la durata del suo intervento, forse una comunicazione un po’forzata, ma è chiaro che il ragazzo ci tiene a mostrare la sua trasparenza; è ironico, tagliente nelle sue battute, a volte un po’troppo avventato nei giudizi che poggiano su motivazioni eccessivamente effimere (il “faccione” di Renzi, a meno che a giudicarlo non sia un esperto di fisiognomica, è una gaffe generata da quel pizzico di narcisismo che certamente caratterizza la personalità di questo ragazzo).

Gli aspetti legati alla parte non verbale tradiscono tensione, l’arte oratoria è buona ma i tempi d’intervento e l’incisività andrebbero un po’rivisti, è serio il nostro Alessandro ma quel sorrisetto un po’forzato toglie, a volte, un po’ di verve a ciò che dice.

Usa il turpiloquio, le parolacce, quando parla in pubblico. Lo fa bene, ad arte e questo serve a lui per caricare di significato ciò che dice, per sentirsi più “adulto”, forse più grillino. Se proprio volessimo fargli un altro appunto potremmo dire che per “rafforzare” non c’è bisogno di “caricare”, ma questo lo imparerà presto, glielo insegneranno i suoi colleghi, i “face to face” in tv, acquisirà maggiore sicurezza e, supportato dalla sua ambizione spasmodica, forse, si rivelerà un leader.

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