Come Jeffrey Dhamer, Gianfranco Stevanin, Ted Bundy e molti altri ancora, l’anonimo ragioniere di Arese rappresenta il lato più oscuro dell’animo umano, la linea di congiunzione tra una facciata di normalità e un buco nero di interrogativi.

Per cercare di orientarci nel labirinto della sua personalità non possiamo prescindere dalla valutazione degli elementi distintivi del delitto e delle evidenze fino a qui collazionate dagli inquirenti, cercando di correlarle proprio con le caratteristiche psichiche e organizzative di Pizzocolo, al fine di valutare la possibilità che si tratti o meno di un serial killer, potenziale o conclamato.

LA NECROMANIA

Il movente di natura sessuale, unitamente a quello per il controllo del potere, esprime e connota l’atto omicidiario di una pulsionalità estrema, talvolta mal filtrata dalle istanze della psiche.

E’ utile, ai fini della contestualizzazione e classificazione di quest’omicidio, comprendere il significato simbolico dell’elemento sessuale che era alla base delle azioni che hanno poi portato alla morte di Lavinia.

Sesso estremo e sadismo rappresentano la polarità opposta del continuum rispetto alla necrofilia pura, ma nel caso di Pizzocolo è evidente la sadica associazione tra sesso e morte, unitamente al bisogno e alla curiosità di slatentizzare la perversione necrofila attraverso gli atti osceni compiuti con il cadavere.

MEZZO LESIVO E DINAMICA OMICIDIARIA

Organizzazione, controllo e pianificazione accompagnano di frequente il comportamento del serial killer.

L’incontro di Andrea e Lavinia non è stato certamente casuale, come casuale non è stata la scelta di “spingersi oltre” con la giovane ragazza romena.

La meticolosa sistemazione delle telecamere nel motel di Busto Arsizio e la macabra ripresa dell’accaduto denotano una freddezza nella premeditazione assolutamente in linea con il comportamento di buona parte degli assassini seriali, inoltre, la morte che occorre in seguito ad un’asfissia meccanica violenta come lo strangolamento,  differentemente da quanto succede nei casi in cui viene utilizzata un’arma da taglio, permette la conservazione pressochè perfetta dei tessuti corporei, mantenendo il cadavere intatto.

L’aggressività estrema nell’atto sessuale e il sadismo che viene appagato nell’osservare la morte giungere per la compressione del collo, attuata mediante l’utilizzo del mezzo (nel caso specifico le fascette che una volta “tirate” non possono essere “sciolte”, se non recise), costituiscono una gratificazione in senso narcisistico volta a garantire la percezione soggettiva del soddisfacimento del senso di potere e controllo su un corpo che viene psicologicamente spersonalizzato.

L’utilizzo dell’asciugamano per coprire il volto di Lavinia, poi, va letto alla luce di due ragionamenti, il primo, in ordine al significato simbolico dell’oggettualizzazione del corpo, che idealmente viene scisso da un volto e da un’espressione, il secondo, fa capo invece al fatto che nei casi di morte per asfissia meccanica violenta si producono dei segni di natura ecchimotica e talvolta vi è fuoriuscita di liquidi dalle narici o dalla mucosa orale che è necessario “tamponare”

I FILMATI

Il dato più inquietante è costituito dai video che sono stati trovati in un hard disk a casa dell’uomo durante la perquisizione; inizialmente si è ipotizzato che le tre ore di riprese dell’inferno di Lavinia potessero essere utilizzate per la realizzazione di uno snuff movie, ma la detenzione di questo materiale, in relazione al filmato con la prostituta romena, fa propendere per qualcosa di diverso.

Le riprese, in taluni casi, possono essere rappresentative di un bisogno vero e proprio di appagamento della componente narcisistica, al pari di un vero e proprio “feticcio”, costituiscono infatti una fonte di gratificazione e un modo per poter rivivere l’eccitazione data delle fantasie onnipotenti di morte.

Tali fantasie costituiscono la spinta motivazionale primaria che porta il soggetto all’uccisione di un individuo e non di rado il carattere di serialità va ricercato proprio nella gratificazione ottenuta dall’omicidio stesso.

Potrebbe essere questo il caso, un’escalation di violenza ha alimentato l’immaginazione di Andrea Pizzocolo, costituendo il substrato su cui gli stimoli provenienti dal materiale detenuto hanno determinato e rafforzato l’azione.

IL PROFILO

Il ritratto del ragioniere di Arese è quello di un personaggio all’apparenza normale, organizzato, integrato socialmente, freddo, cinico e incapace di empatia.

Probabilmente percepisce la propria esistenza come insoddisfacente e negativa e il bisogno di compensazione passa attraverso il narcisismo e le fantasie distruttive.

pizzocoloLa vita “pubblica” è convenzionale, quella “segreta” è invece perversa e ricca di pulsioni inconfessabili che nel tempo arrivano a prevalere.

Gli elementi di cui abbiamo fin qui sottolineato l’importanza sono presenti nella letteratura scientifica che si è occupata di fornire spiegazioni del comportamento omicidiario seriale, per questo motivo, possiamo sostenere che, Andrea Pizzocolo, con un buon grado di probabilità, presenta moltissime analogie con alcuni aspetti tipizzanti gli agiti dei serial killer.

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