Il fascino immortale della pin up nient’altro è che la rappresentazione estetica di un ideale psicologico.

Un’immagine di floridità in grado di sollevare gli animi durante la Seconda Guerra Mondiale è traducibile oggi nel ritratto di una pornodiva benpensante, una versione adultizzata della Lolita di Nabokov; un Vorrei e Posso che l’uomo recita a sé stesso.

Canoni estetici accessibili dati da curve sinuose ed espressioni ingenue, un mix tra Sherazade e la mamma degli anni ’40.

La contrapposizione estrema al fenomeno delle Twiggy anoressiche, osannate e allo stesso tempo criticate da generazioni di adolescenti divenuti ormai adulti.

Il gioco è semplice, sempre quello, vedo/non vedo. Mostrarsi e mai svelarsi.

Una spallina cadente, un baby doll e una gonna alla Marylin. Sempre lei, solo lei.

La pin up rappresenta, consapevolmente o meno, l’immagine di un equilibrio precario tra sacro e profano.

Dovrebbe essere una celebrazione del buon gusto erotizzato, lasciando tuttavia vedere molto più di quel che è opportuno far intendere.

Corrisponde ad una precisa tipizzazione psicologica dove prevale insistentemente l’archetipo dell’Anima, una femminilità dirompente, talvolta ostentata, ricercata ad ogni costo e perseguita come modello assoluto.

Non esistono ambivalenze, non ci sono ombre né intromissioni inconsce del maschile.

Pin up si nasce, non si diventa.

La pin up del 2013 è una personalità sostanzialmente istrionica dove il narcisismo si incanala nell’autoconvizione del proprio essere in relazione all’apparire.

Emerge l’attenzione spasmodica per la propria immagine sessuale; si tratta di donne apertamente seduttive che tendono a misurare il proprio valore proporzionalmente alla propria attrattiva erotica.

Che sia un lavoro, oppure una scelta di vita, l’essere pin up rappresenta comunque un’attribuzione inconscia di un plus valore al ruolo di donna in quanto tale.

E’ un mettere in mostra più di quanto necessario per la psiche, quasi a voler evidenziare un bisogno estremizzato di identificazione che invece, in altre categorie, resta latente e, quindi, maggiormente integrato con la realtà interna, per sua stessa natura conflittuale in quanto governata da pulsioni contrastanti di libido e morte tra Es e Super Io.

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