È un caso sconvolgente quello della morte di Mirko Sacher, sessantasettenne friulano il cui cadavere é stato rinvenuto domenica scorsa in un campo alla periferia di Udine.

Un velo di mistero avvolge la vittima e soprattutto le due “carnefici”, ragazzine adolescenti che nella notte di quella stessa domenica si sono costituite, raccontando agli inquirenti di aver strozzato l’uomo nel tentativo di evitare una violenza sessuale.

Pochi dati, molte parole, le stesse parole pronunciate dalle quindicenni, che però non convincono totalmente.

Ma allora, cosa é successo davvero in un pomeriggio festivo della tranquilla provincia friulana?

Proviamo a ricostruire l’accaduto sottolineando quelle che sono le lacune nei racconti delle giovani e soprattutto, evidenziando le incongruenze che possono portare ad una ricostruzione plausibile del delitto, se davvero di delitto si tratta.

Ci sono dei riscontri, alcuni oggettivi, altri meno.

Le ragazze affermano di aver contattato il pensionato, che ben conoscevano in quanto amico di famiglia, per essere accompagnate in centro cittá.

Già da qui sorge spontanea l’osservazione: quali sono le motivazioni che le spingono a chiamare proprio l’uomo? Che tipo di rapporto intercorreva tra i tre? Non é certo usuale la frequentazione tra individui di etá così diffenti, e allora, perché rivolgersi proprio al Sacher? C’erano forse dei precedenti nella relazione triadica? 

Un aspetto che certamente potrá essere valutato e approfondito anche attraverso l’analisi dei cellulari, scrigni segreti del nuovo millennio che contengono forse più scheletri dei proverbiali armadi, ma che custodiscono anche tanti sogni adolescenziali, da realizzare, magari, seguendo una strada sbagliata, una strada deviante che spesso conduce a conseguenze gravi, pesanti come macigni in una vita che dovrebbe avere la leggerezza delle piume.

La prima ispezione cadaverica ha disconfermato l’ipotesi dello strozzamento.

Assenti i segni sul collo che tipizzano questa tipologia di asfissia meccanica violenta, scarsissimi, se non addirittura nulli, i riscontri inerenti una potenziale colluttazione.

Cosa vuol dire?

Il significato va ricercato nel semplice buon senso e quindi nella difficoltá oggettiva che due ragazzine adolescenti potrebbero avere nel perpetrare la “stretta mortale” su un individuo di corporatura nettamente robusta, soprattutto in una situazione di timore e panico, che tra l’altro é antitetica rispetto al fatto che alla vittima sono stati sottratti gli effetti personali.

In buona sostanza, se realmente ci trovassimo difronte ad un tentativo di violenza sviato attraverso l’omicidio, difficilmente potremmo catalogare come “logicamente consequenziale” il furto del portafogli e la fuga con l’auto di proprietá del presunto aggressore, inoltre, stando alla testimonianza che vede i tre alle 14.30 nel campo, in una situazione che viene descritta come “tranquilla”, appare ulteriormente difficoltoso immaginare il timore delle ragazze nel trovarsi in tale luogo.

Sembrerebbe, più che altro, una situazione “concordata”, o comunque vissuta in modo assolutamente normale proprio dalle due ragazze che invece hanno asserito il contrario.

Non resta che attendere ulteriori sviluppi investigativi, soprattutto i riscontri che serviranno per accertare la posizione delle quindicenni che avrebbero guidato fino a Padova.

C’era qualcuno con loro? Che ruolo potrebbe aver recitato in questa vicenda che, a tutti gli effetti, merita l’appellativo di tragedia?

Assolutamente necessario sará il risultato dell’autopsia e allora, sará lo stesso Mirko, il suo corpo esanime, a raccontarci dal tavolo settorio che cosa é accaduto in una domenica come tante. L’ultima per lui.

1 COMMENT

  1. Che dire…..come di consueto Bolzan ci ha permesso, con la sua penna magica, di entrare nel mondo oscuro di un caso di cronaca avvolto, almeno per ora, nel mistero più profondo

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