Dieci giorni, tre violenze inaudite, il terrore che attanaglia Velletri.

Un comune alle porte di Roma, poco più di 50.000 anime sconvolte dagli episodi che, a partire dal 2 febbraio, hanno visto coinvolte tre giovani donne nel ruolo di vittime di quello che, con ottime probabilità, sembra essere uno stupratore seriale.

L’ultimo caso è quello accaduto ieri notte quando, intorno alle 2.30, una giovane di 19 anni di Lariano, dopo aver trascorso una serata con amici è stata aggredita mentre  tornava alla macchina.

L’uomo l’ha assalita alle spalle tramortendola con pugni sulla testa e al volto per poi caricarla sulla vettura dopo averle strappato le chiavi dalle mani; pochi chilometri e l’arrivo nel parcheggio del cimitero dove la ragazza è stata violentata a lungo.

La diciannovenne, in stato di choc, è stata accompagnata dai genitori in ospedale dove, in un forte stato di agitazione, è riuscita comunque a rendere informazioni preziose agli investigatori.

In tutti e tre i casi l’uomo descritto è di corporatura robusta, alto, vestito con un giaccone imbottito e il “copione”, se così possiamo definire il macabro rituale, consiste nell’aggressione in luoghi isolati con l’intento di rapina e abuso sessuale; da alcune fonti si apprende che il soggetto utilizzerebbe, al fine di minacciare le vittime, anche un’arma da taglio non meglio identificata.

E’ un caso questo, in cui, mancando un identikit preciso dell’aggressore, è indispensabile analizzare il modus operandi per cercare di tracciare una sorta di profilo, soprattutto attinente le motivazioni, al fine di restringere il campo d’indagine e poter meglio sfruttare le informazioni provenienti dagli eventuali campioni di DNA in possesso degli inquirenti.

In particolare bisognerebbe cominciare dalla valutazione di tre fattori importantissimi, ovvero:

–          Tempo (l’orario in cui vengono commessi i crimini può essere utile per ottenere informazioni riguardo lo stile di vita e le abitudini del soggetto);

–          Luogo (informazioni sul luogo in cui la vittima è stata avvicinata, sul momento in cui è avvenuto il crimine e sull’eventualità che ci sia una coincidenza tra scena del crimine e luogo dell’aggressione);

–          Escalation (attiene la questione relativa all’esistenza o meno di una ulteriore probabilità di degenerazione nella condotta criminale o la possibilità che l’autore di reato rimetta nuovamente in atto lo stesso comportamento già espletato).

In base all’analisi di questi si potrà iniziare una classificazione del crimine in relazione ad altri tre fattori più specifici, in grado di darci informazioni sul grado di organizzazione e sulla personalità del criminale; in particolare facciamo riferimento alla scelta della vittima, alle strategie di controllo utilizzate e alla sequenza del crimine.

Nel caso dello stupro poi, è possibile effettuare un’analisi in chiave psicodinamica, proprio di quelle componenti di potere, rabbia e sessualità; in particolar modo il punto su cui vogliamo soffermarci è proprio l’ostilità di questi soggetti nei confronti delle donne.

Lo stupratore di Velletri, a mio avviso, potrebbe rientrare in una categoria ben precisa alla cui base motivazionale c’è lo “sfruttamento rabbioso”.

Per questo soggetto lo stupro determina la dimostrazione di dominanza, generalmente è atletico e svolge un lavoro tipicamente maschile.

Tendenzialmente, stando alla letteratura in materia, compirebbe uno stupro ogni 20/25 giorni, (anche se in questo caso il lasso di tempo intercorso tra un crimine e l’altro appare nettamente inferiore).

Non bisogna accantonare poi l’ipotesi dello stupro come “sfregio”, come atto di disprezzo, di un’aggressività che si slatentizza proprio nel passaggio all’atto.

Il movente della rapina mi sembra assolutamente complementare, inoltre, non bisogna tralasciare un dato importante costituito dal fatto che le minacce, in base ai dati in nostro possesso, sono state più che altro fisiche e comunque massiccio è apparso l’uso della violenza.

Tendenzialmente ci potremmo trovare davanti ad un soggetto relativamente giovane, probabilmente tra i 25/40 anni, forse straniero, che prova disprezzo nei confronti della società e della figura femminile in generale.

Non è un tipo particolarmente organizzato (prende la borsetta della ragazza ma lascia il telefono cellulare), si muove a piedi (questo fa propendere per l’idea che si tratti di un individuo residente nella zona) e agisce senza premeditazione.

Non è ancora possibile stabilire se si tratti o meno di una personalità psicopatica o comunque se sia affetto da altre tipologie di disturbo psicopatologico.

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