Profilo criminale: Joseph Kony

Joseph Kony è un criminale di guerra, questa è l’unica certezza.

L’analisi del suo profilo deve partire dalla stessa sua storia, dall’esame del territorio in cui si muove, dall’investigazione sui crimini che compie, ed è questo che proveremo a fare brevemente, cercando di ricomporre un puzzle fatto di atrocità e culture lontane, massacri e deliri.

Joseph Kony è nato in Uganda nell’aprile 1963 (alcune fonti sostengono 1961, ’62 o ’64, tuttavia si ritiene che la nascita esatta vada collocata un anno dopo la dichiarazione d’indipendenza dell’Uganda dalla Gran Bretagna, avvenuta il 9 ottobre del 1962) in una casa appena fuori di quello che viene chiamato “il centro commerciale” di Odek, un piccolo villaggio che dista circa un’ora e mezza di macchina dalla città di Gulu.

La famiglia di Kony è di etnia Acholi e sempre stando alle fonti, sembrerebbe che il padre di Joseph fosse un maestro, attivista cattolico, Joseph era l’ultimo di sei figli, la madre invece, Nora Anek Oting, sarebbe morta nel 2009, all’età di 86 anni in seguito ad una lunga malattia, si riporta che il suo ultimo desiderio fosse quello di ottenere la pace tra il figlio e il governo istituzionale dell’Uganda.

Joseph Kony non era uno studente brillante ma era dotato di sense of humour, era una persona piacevole, educata ed affabile; essendo il padre un predicatore laico della chiesa egli crebbe in un ambiente cattolico.

Frequentò la scuola di Odek, di cui oggi restano solo alcune rovine, ma la sua formazione si interruppe prima del diploma perché seguì il fratello maggiore, che aveva messo in piedi un “santuario” ed era divenuto una specie di “stregone”.

Nell’aiutare il fratello con il santuario è probabile che abbiano iniziato a formarsi, nella mente di Kony, tutti quei pensieri di ordine mistico e occultista.

Nella prima metà degli anni ’80 l’attuale presidente dell’Uganda, Yoweri Kaguta Museveni, che aveva fondato nel 1979 la National Resistance Army in opposizione al governo Obote, si trovò a combattere contro una altro governo di transizione guidato da Tito Okello, presidente di etnia Acholi salito a potere nel 1985.

Gli Acholi, sentendosi forti con il loro presidente Okello percepirono l’opposizione di Museveni e della National Resistance Army come un tentativo di rubar loro il potere, perciò, quando nel gennaio del 1986 l’esercito di Museveni conquistò Kampala costringendo Okello e i suoi al ritiro nel nord del paese e nella parte meridionale del Sudan, gli stessi continuarono a combattere contro il potere divenuto ormai istituzione.

Le truppe sparse degli Acholi vennero raggruppate e si formò l’Esercito del Popolo dell’Uganda, Joseph Kony diede loro un contributo “spirituale”, secondo le tecniche apprese nel santuario del fratello, attraverso queste iniziò il reclutamento di nuovi “adepti” per la sua causa.

Nel 1986 Museveni era al potere e gli Acholi sembravano apparentemente “sconfitti”, ma entrò in scena Alice Lakwena, la cugina di Joseph, percepita da quel popolo come una moderna Giovanna D’Arco ispirata da Dio,  che vaticinava nei suoi deliri la necessità di sconfiggere l’esercito del presidente con l’intento di “pulire” il mondo e di far sì che gli Acholi tornassero al potere.

I suoi iniziali successi furono sorprendenti ma le sue truppe furono sconfitte nel tentativo di oltrepassare il Nilo e lei fu costretta all’esilio in Kenya fino al 2007, anno in cui morì.

Poco tempo dopo un altro esercito di ribelli dichiarò guerra a Kampala, era quello guidato da Koseph Kony.

Il territorio degli Acholi attraversò un perido molto buio, la repressione da parte dell’esercito governativo si sentiva nell’aria, ci furono furti, rapimenti e violenze di cui tutt’oggi si discute.

Joseph Kony, con il suo neo-esercito fondato nel 1987 e denominato LRA – Lord’s Resistance Army, riportò alcuni successi nelle incursioni contro le truppe governative e il popolo Acholi pensò nuovamente che qualcuno fosse “sceso dal cielo” per ridare loro il potere, perciò supportò il ribelle, il cui piano era quello di rovesciare il governo Ugandese, seguendo quanto dettato nei dieci comandamenti della Bibbia.

Il responso politico alle vittorie di Kony fu duplice, da una parte Betty Acan Bigombe, di etnia Acholi, fu nominata Ministro di Stato per la pacificazione del Nord Uganda, dall’altra, fu successivamente iniziata un’operazione militare, che non fu altro che un pugno di ferro, nata dalla frustrazione per le perdite causate all’esercito governativo dalle truppe di Kony.

Quest’operazione militare del governo bloccò letteralmente la regione degli Acholi, alcuni politici vennero arrestati nel timore che potessero collaborare con Kony e vi furono diversi atti criminosi perpetrati ai danni della popolazione civile, il Ministro Bigombe diede al popolo alcuni mezzi per difendersi dagli “attacchi” di Kony nei piccoli villaggi nel nord dell’Uganda.

Quindi l’ira di Joseph Kony si rivolse contro il suo popolo, reo di averlo “tradito”, aderendo all’esercito governativo; continuò ad attaccare con i suoi seguaci ribelli ed emanò una “minaccia” per tutti coloro che lo avevano deposto, furono massacrate più di 250 persone.

Nel 1992 iniziarono i primi rapimenti; 44 ragazze furono sequestrate dalla scuola che frequentavano nelle vicinanze della città di Gulu, Joseph Kony stava cercando di “creare” nuove ideologie sfruttando i bambini che erano una tabula rasa facilmente plasmabile; il suo progetto idealistico era quello di formare una nuova popolazione Acholi “pura” e a lui fedele.

La retorica mistica fu sostituita da un codice morale contraddistinto solo da violenza.

L’esercito di Kony aveva bisogno di armi e soldati, perciò già dall’inizio del 1994 la risposta alla necessità di arruolare nuove leve venne rinvenuta nei rapimenti di massa; i bambini venivano portati via nella notte dai collegi, subivano un vero e proprio lavaggio del cervello e i maschi erano costretti ad uccidere mentre le femmine venivano tramutate in schiave del sesso.

Molti di questi ragazzi erano obbligati ad uccidere anche i loro familiari per dimostrare la loro lealtà e comunque per evitare ritorsioni, Joseph Kony ha sempre sostenuto di non aver mai ucciso ma semplicemente “dato ascolto alla voce degli spiriti”.

Si sostiene che durante questa sanguinosa guerra Kony abbia avuto più di 50 concubine, che chiama “mogli” e da cui avrebbe avuto più di un centinaio di figli, alcuni rapporti dichiarano che siano stati, fino ad ora, più di 66.000 i bambini rapiti da Kony e resi schiavi.

Nel 2005 la Corte Internazionale ha emanato un mandato d’arresto per Joseph Kony e alcuni leader del LRA; dal 2006 egli non è stato più in Uganda ma ha continuato la sua opera di distruzione nella Repubblica del Congo e nel sud del Sudan.

Attraverso queste informazioni possiamo ricavare elementi utilissimi al fine di delineare un profilo geografico e di personalità di Joseph Kony.

k1Anzitutto è importantissimo sottolineare come l’operato di Kony passa inevitabilmente attraverso una sostanziale manipolazione delle menti, non è infatti casuale la scelta di bambini, essi, come affermato già in precedenza, costituiscono una tabula rasa e ciò rende quindi maggiore la probabilità di immediato successo nella persuasione a commettere atti che risulterebbero altrimenti estranei alla loro volontà, è inoltre più facile gestire nei confronti dei bambini le tecniche necessarie affinchè si realizzi un “brain washing”; i meccanismi di manipolazione utilizzati da Joseph Kony sono per lo più basati sul regime del terrore, la punizione viene rappresentata dalla mutilazione, l’indottrinamento passa attraverso l’omicidio di fratelli e parenti, le donne vengono rese prostitute ma molte, dopo esser state rilasciate dall’esercito LRA, hanno dichiarato che “Kony era un uomo gentile, si scusava dopo averle picchiate”, questa è una tipica manifestazione di quanto influente possa essere stato l’operato di plagio perpetrato ai loro danni, una sorta di “sindrome di stoccolma” manifestata nei confronti dell’aguzzino.

Nel background culturale di Kony risiede probabilmente la nascita dell’ideologia da lui professata, una distorsione del cattolicesimo e di tutti i suoi principi; con ottime probabilità l’uso di stupefacenti, unitamente alle caratteristiche culturali del luogo, avrà dato inizialmente origine ad un delirio in cui misticismo e teocrazia rappresentavano i pilastri fondamentali, ma la personalità patologica di Kony si struttura attorno ad un nucleo narcisistico che, parimenti a quello Hitleriano, diviene fortemente paranoideo.

Il ribelle, dietro la folle idea di “purificare” la popolazione degli Acholi, nasconde in realtà brame di potere che lo porterebbero, nella sua visione patologica, a divenire una specie di “Dio in terra”.

Come Dio punì il popolo egli si sente padrone di punire “i traditori”, rivendicando con le armi e con la violenza il suo “diritto” al comando.

Sussistono dei parallelismi, seppur con qualche differenza costituita dall’estrazione culturale e certamente anche dalla provenienza e dagli usi che ne conseguono, tra Kony e Bin Laden; entrambi hanno costituito eserciti attraverso la manipolazione, in un caso brutale, nell’altro più sottile, ma tuttavia entrambi sono personalità fortemente carismatiche.

Attraverso la violenza Joseph Kony manifesta la sua potenza, il profilo geografico del territorio in cui ora si trova rappresenta un forte ostacolo alla sua cattura, tuttavia è proprio nella patologia che potrebbe nascondersi una falla: nelle mire di espansione e nella celebrazione dell’LRA Joseph Kony potrebbe scoprirsi.

Per ora resta molto importante diffondere il più possibile notizie riguardanti l’Uganda e la situazione politica affinchè le potenze internazionali si mobilitino nel cercare di arginare un fenomeno criminoso che, quotidianamente, miete più vittime dell’AIDS.

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