Questa breve nota vuole prendere spunto da un articolo sapientemente scritto su “Il Giornale” del 7.11.2010 il cui titolo recita: I criminologi? Peggio degli economisti.

Premettendo che la mia non vuole essere assolutamente una critica nè al pensiero del giornalista nè tantomeno al suo operato, trovo comunque giusto, o quantomeno coerente, esprimere la mia opinione in merito, cercando di riportare brevemente il mio pensiero sulla professionalità del criminologo oggi.

Aggiungo peraltro il link del suddetto articolo per tutti coloro che volessero consultarlo personalmente http://www.ilgiornale.it/interni/i_criminologi_peggio_economisti/07-11-2010/articolo-id=485185-page=0-comments=1

La figura del criminologo nasce in Italia con Cesare Beccaria, intellettuale e giurista che nel 1764, nel saggio “Dei delitti e delle pene” si occupò per primo di fornire “un’idea” sulla trattazione del reo ed in particolare sui principi fondamentali della pena, successivamente l’antropologo Cesare Lombroso ha fornito un’approccio differente con la teoria atavica/antropologica e via via si è andati avanti attraverso teorie sociologiche, psicologiche e biologiche fino ad arrivare oggi alla criminologia moderna: una scienza interdisciplinare in cui diverse attività concorrono nel fornire una visione quanto più ampia possibile di reati, autori, vittime, tipologie di condotta criminale (e conseguente reazione sociale) e forme possibili di controllo e prevenzione.

Il criminologo moderno, pertanto, non è un’indovino né un ciarlatano e non viene interpellato nei salotti mediatici per “chiacchierare” senza cognizione di causa sul caso di turno, piuttosto, andrebbe identificato come un professionista che, attraverso un’analisi globale degli elementi oggettivi, può fornire un valido supporto nel delineare la genesi e la dinamica del crimine stesso.

Per quanto concerne l’identificazione del colpevole è errato considerare il criminologo come colui che solo “a posteriori” rileva l’importanza di alcuni segnali o comportamenti del potenziale reo, obiettivo primario del professionista, che ci tengo a sottolineare ulteriormente, non è un sensitivo né uno che “tira ad indovinare”, è infatti quello di contribuire ad una definizione realistica del possibile autore attraverso la comparazione delle evidenze investigative con quelle psicologico-relazionali, motivo per il quale si è portati a non trascurare nulla, men che meno l’importanza di un silenzio o di un sorriso “strano” che può aver modo di esistere per un’infinità di motivazioni e che può essere poi letto alla luce di differenti circostanze.

L’occhio ingenuo di chi guarda senza una preparazione specifica in materia sarà sicuramente attratto dalle suggestioni mediatiche o dalle interpretazioni “soggettive” che sono inevitabili, per cui l’abilità del criminologo sta anche nel riportare l’attenzione su un’analisi che a volte sarà banale, altre volte più complessa, ma comunque sempre basata su scienza e conoscenza. Per quanto concerne poi la tempistica relativa alle affermazioni che vengono fatte in un senso piuttosto che in un altro non è criticabile chi “parla solo quando è interpellato”; appare piuttosto ridicolo, infatti, immaginare un autorevole criminologo contattare un altrettanto autorevole PM nell’intento di veicolare l’attenzione di questo su alcuni elementi piuttosto che su altri, sapendo bene che il magistrato ha il diritto e il dovere di condurre l’indagine nel modo che ritiene opportuno, con la possibilità di avvalersi di consulenti, purchè questi siano da lui direttamente scelti e nominati.

Voglio terminare ricordando che l’infallibilità non è dote umana, augurandomi che questo mio pensiero non venga travisato né assolutamente letto come una critica, bensì come un contributo che possa in qualche modo chiarire l’importanza di una professione che da sempre richiede studio, sacrificio e passione.

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