La vicenda legata al parziale inabissamento della Costa Concordia oltre ad aver creato un notevole scompiglio nell’opinione pubblica ha ormai completamente monopolizzato l’attenzione dei media. Già all’ indomani del disastro avvenuto nelle acque antistanti l’isola del Giglio si potevano trovare on line registrazioni relative alla conversazione avvenuta tra Gregorio De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di Porto di Livorno e Francesco Schettino, comandante del colosso della celebre compagnia di navigazione. Nessuno vuole discutere “l’errore umano”, la gravità di questo e l’altrettanto grave condotta tenuta dal comandante nella fase dell’evacuazione della nave, ma purtroppo, pur essendo legati alla visione romantica del capitano che affonda con la sua imbarcazione, dobbiamo tener conto delle variabili che probabilmente sono intervenute nel determinarsi del comportamento di Schettino. La sua condotta, per quanto aspramente criticabile, va letta in un’ottica in cui la paura e l’istinto hanno prevalso sulla ragione e sul senso del dovere e di responsabilità.  Questa breve premessa vuole portare  l’attenzione non tanto su ipotesi, più o meno realistiche, di quanto possa essere accaduto con esattezza quella notte, quanto sulla lettura “mediatica” che è stata data a questo evento. Cschettinohiunque infatti abbia avuto modo di ascoltare la conversazione cui si accenna sopra si sarà facilmente reso conto, senza essere un clinico, di quanto “surreale” potesse essere la stessa.   Altrettanto surreali sono le dichiarazioni che coinvolgono Dominica Cermontan, la venticinquenne moldava che si trovava a bordo della Concordia e con cui, stando a quanto apprendibile da alcune fonti, Schettino avrebbe “folleggiato”. L’Italia ha preferito soffermarsi momentaneamente sulla “presunta” ubriachezza del comandante, che avrebbe bevuto del vino durante il pasto, come pure sulla natura della relazione che intercorreva tra lui e la giovane donna, invece di considerare quei dati oggettivi che, molto più esaustivamente, se analizzati, potrebbero essere le risposte ad alcune delle tante domande. Schettino non era assolutamente un eroe, anzi, probabilmente il coraggio non era e non è affatto una delle sue virtù, ma non possiamo guardare la pagliuzza nel suo occhio senza considerare la trave che è nell’occhio di un intero paese.moldava Il comandante della Concordia, nel gestire in maniera del tutto inadatta una situazione di pericolo  da lui stesso causata e scappando difronte alle proprie responsabilità, ha messo a nudo il lato più umano e reale di sé stesso, un uomo le cui responsabilità verranno accertate da chi di dovere, ma che per ora, è stato sottoposto ad una gogna mediatica in cui la “vigliaccheria”  di cui viene tacciato è basata purtroppo solo e unicamente su un comportamento ideale che l’Italia stessa non è in grado di tenere.  E’indispensabile che venga accertata quanto prima la rilevanza delle azioni (o delle omissioni) del comandante, senza degenerare però nel luogo comune “aveva bevuto ed era preso da una bella donna”, che non è certamente un punto di partenza ottimale nell’analisi di un evento di tale rilevanza e in cui diverse persone hanno perso molto: chi la vita, chi i familiari e chi la dignità.

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