Numerose sono le definizioni di giornalismo investigativo fornite dai vari saggi sulla professione giornalistica, la più precisa e attinente alla realtà è comunque quella definizione ottenuta utilizzando un metodo di tipo induttivo, individuando cioé, in una serie di casi comunemente definiti di giornalismo investigativo, le caratteristiche da ritenersi fondamentali a questo genere. Il risultato di questa selezione arriva a stabilire una tipologia astratta e il successivo confronto tra questa e un caso tratto dalla realtà permette di stabilire se si possa parlare o meno di investigazione giornalistica. Dobbiamo infatti considerare investigative solo quelle inchieste in cui vi è qualche altra persona che ha interesse affinchè le informazioni trattate dal giornalista restino segrete. Un altro punto di partenza per distinguere il giornalismo d’inchiesta dalla restante attività giornalistica è quello di considerare il rapporto tra il cronista e le fonti, cioè le sorgenti informative da cui si trae la materia prima da elaborare per produrre poi l’articolo. Caratteristica essenziale del buon giornalismo d’inchiesta è l’indipendenza dalle fonti, laddove è stato ampiamente dimostrato come, quasi spontaneamente, fra i cronisti delle principali testate giornalistiche e le fonti autorevoli, quasi sempre istituzionali, si crei un patto di reciproca fiducia: la fonte si mostra disponibile a fornire al giornalista informazioni utili, a patto che il cronista non si allontani nella sua documentazione da quanto riferitogli da essa; se questo accade, se si crea cioé una tacita intesa tra reporter e fonte informativa, allora il mainstream journalism diventa source journalism, giornalismo della fonte, intendendo per fonte, ovviamente, quella ufficiale. Il giornalismo investigativo, invece, non può assolutamente fermarsi, per sua stessa definizione, alla fonte ufficiale; anche se sarebbe del tutto errato ignorarla per principio, il reporter che investiga deve cercare altre informazioni, spesso difficili da reperire e ad alto rischio di affidabilità. Resta indiscutibile la necessaria mancanza di rapporti d’intesa tra reporter investigativo e fonte, che spesso viene tradita per approfondire di propria iniziativa la conoscenza dell’argomento. Il giornalismo investigativo è una delle forme più difficili e costose della pratica giornalistica e questo perché, per svolgere le indagini, i reporter hanno bisogno di molto tempo e non sempre, a seguito dell’impegno profuso, giungono risultati apprezzabili; il costo è dunque notevole, sia in termini di tempo sia di remunerazione, e ben pochi direttori sono disponibili a fare a meno di uno o più giornalisti per affidare loro una inchiesta, che non garantisce poi nemmeno dei risultati concreti. Molto spesso, dunque, questo lavoro è lasciato o a coloro che oltre al normale lavoro di redazione decidono volontariamente di approfondire le proprie ricerche, oppure alla cosiddetta categoria dei freelancer, i giornalisti senza contratto e senza redazione, liberi professionisti, che vendono al giornale il pezzo, cioé il risultato, ad indagine già svolta. Questo tutela la direzione del giornale dalle incertezze sui tempi e sui risultati, ma lascia il freelancer in balia dei rischi di natura economica (la certezza della retribuzione), legale (le eventuali querele, talvolta con richieste di risarcimento miliardarie) e talvolta persino vitale; quest’ultimo punto costituisce sicuramente l’aspetto più drammatico di questo giornalismo “avventuroso”. I rischi corsi dall’ investigative reporter sono mortali, e questo sia nei Paesi politicamente meno liberi, sia nei Paesi occidentali, considerati tendenzialmente più liberi.  Perchè il giornalista si trova talvolta a rischiare la propria vita e quotidianamente sacrifica il suo tempo in indagini dall’esito spesso incerto? E’ solo la voglia di affermarsi, di guadagnare soldi o potere personale? O c’è una motivazione professionale, una spinta ideale? Forse è impossibile determinare, a livello individuale, un intento comune a tutti i casi, più in generale, è stato invece osservato come il giornalismo utilizzi lo strumento dell’inchiesta per mobilitare l’opinione pubblica, affinchè questa richieda delle riforme alle autorità. Il giornalismo chiede quindi indirettamente alle istituzioni di cambiare, di riformare ciò che ritiene sbagliato, ingiusto, arretrato. In questo modo il giornalismo assume una connotazione sociale e politica che gli conferisce autorità ma anche responsabilità e doveri verso la società. La stampa è uno strumento della democrazia ed un Paese nel quale non vi è una stampa libera (anche di fare inchieste e di svelare misteri) non può essere considerato democratico. La democrazia, infatti, prevede che ciascun cittadino prenda parte, per quanto indirettamente, alla decisione politica; egli è in grado di agire, però, solo se correttamente informato.

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