Simone Costa: cosa è successo?

Sulla Cronaca di Roma questa mattina campeggiava in prima pagina la notizia relativa al decesso di Simone Costa, ma cosa è successo in un “inconsueto” pomeriggio domenicale? I giornalisti hanno fatto riferimento ad una lite tra amici sfociata in tragedia ma, a mio avviso, la realtà è un’altra.

Tralasciando gli encomi relativi a Simone, “Mimì”, come lo chiamavano i suoi genitori, preferirei soffermarmi piuttosto sulla dinamica del gesto che ha condotto al tragico epilogo. Le informazioni  a disposizione sono poche e purtroppo, scarsamente attendibili, ma, nel ricostruire la genesi dell’evento mi sembra opportuno partire da una disamina sulla relazione tra colui che ha sferrato il pugno e il povero Simone. Erano amici, grandi amici, come testimoniano anche le fotografie che li ritraggono insieme su facebook, due ragazzi normali, sedicenni della periferia romana che, a modo loro, avevano sogni da realizzare e da inseguire. Figli di famiglie che quotidianamente si trovano a “lottare” per la sopravvivenza, in un periodo storico che di certo non verrà ricordato per la floridità economica. Simone aveva lasciato gli studi per iscriversi ad una scuola di parrucchiere, e secondo le testimonianze degli amici sarebbe stato felice quel giorno perché da poco “aveva fatto il suo primo taglio di capelli”; l’amico Cesare avrà sicuramente partecipato alla sua gioia, come in altre occasioni avrà condiviso con Simone emozioni e sensazioni, di contentezza come di dolore.

Il background culturale e sociale dei due, come quello di molti adolescenti romani, è stato “viziato” dal filone che negli ultimi anni ha invaso letteralmente le nostre realtà. Per una vita si è fatto riferimento alla “banda della magliana” come responsabile di crimini efferati e indiscussi sul territorio  capitolino, fino al giorno in cui, attraverso il film “Romanzo criminale”, e la successiva serie ispirata al lungometraggio, i protagonisti e le loro storie, hanno fatto “innamorare” migliaia di ragazzini che nei personaggi hanno idealizzato la loro ricerca di forza, di potere e di successo. Questa premessa è necessaria per spiegare un fenomeno culturale che nel 2011 è stato oggetto di attenzione da parte della massa: parliamo del bullismo; di un bullismo che è sempre esistito ma che ultimamente sta dilagando in forme sempre più massicce e incisive. Quando non si parla di bullismo è comunque facile immaginare l’impatto che gli “atteggiamenti” violenti possono avere sul comportamento dei ragazzi.

Ed è proprio questo il caso di Cesare. Nessuna lite, nessun diverbio relativo alla banalità di una sigaretta negata, semplicemente uno scherzo, un “atteggiamento”, appunto, che da gioco ha involontariamente condotto verso una conseguenza grave. Quale ne sia stata la causa, sigaretta a parte, anche in un’ottica giuridica va analizzato meticolosamente; infatti, per poter ipotizzare di accusare il giovane di “omicidio preterintenzionale”, bisognerà accertare il nesso di causalità tra il pugno e la morte di Mimì.

La stampa sta contribuendo a passare un messaggio che, tuttavia, in sede giudiziaria, dovrà essere accuratamente vagliato da esperti del settore i quali, nel ricostruire la dinamica dell’evento, si troveranno a dover analizzare quanto effettivamente il pugno, da solo, avrebbe potuto generare una lesione tale da causare la morte del ragazzo, o quanto piuttosto, i soccorsi “inadeguati” siano stati l’effettiva ragione di tale accadimento.

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