“Le deviazioni sessuali di Stasi e la natura dei rapporti intimi tra Alberto e Chiara, quali inequivocabilmente emergono dai filmati con tutta la loro evidente patologica criticità, sono evidentemente alla base dell’elemento scatenante che ha indotto Stasi a uccidere”.     Questo è stato quanto asserito dal PM che, in appello, aveva chiesto per Albero Stasi la condanna a 30 anni di carcere, indicandolo come l’autore e il materiale esecutore dell’omicidio, efferatissimo, di Chiara Poggi.

Non voglio ora entrare nel merito della sentenza, non intendo neppure fare dissertazioni su quanto già brillantemente espresso dai periti, desidero però pronunciarmi sull’incidenza che l’informazione ha avuto, in questo ennesimo caso “mediatico”, sull’opinione pubblica.

Che Alberto Stasi sia, Lombrosianamente parlando, una figura interessante, non ci sono dubbi. L’incarnato pallido, lo sguardo vitreo, l’occhiale spesso dietro cui si celano freddamente le sue emozioni ecc. possono anche essere “elementi” suggestivi, ma di certo insufficienti per un giudizio di colpevolezza. E infatti Alberto è stato riconosciuto come innocente per ben due volte, due processi lunghi, tortuosi, dolorosi, per due famiglie che, seppur in maniera differente, hanno entrambe sofferto nel vedere la  distruzione dei propri figli.

Si è parlato di pornografia, ed è vero, il personal computer di Alberto Stasi era sicuramente “lo scrigno segreto” delle sue perversioni, probabilmente il giovane, detentore anche di alcune foto ritraenti minori, poteva essere giustamente accusato di reati legati al possesso di quel materiale, ma non certo per l’omicidio della fidanzata.

E’assurdo creare castelli di carta attorno a “capri espiatori” solo perché potenzialmente “diversi” e “fastidiosi” a livello epidermico, ed è altrettanto assurdo che persone senza alcuna cognizione delle dinamiche psicologiche sottostanti  i comportamenti umani in generale, puntino il dito solo per il gusto di farlo.

Si è detto che Alberto archiviava meticolosamente il materiale pornografico in suo possesso e perciò si è immediatamente giunti alla conclusione che, altrettanto meticolosamente, freddamente e razionalmente, avrebbe ucciso la propria fidanzata il 13 agosto del 2007… ma non potrebbe semplicemente essere un ragazzo con dei tratti di personalità  ossessivi? No, è più facile cucirgli addosso un’etichetta di assassino crudele e perverso. Bisognerebbe tenere in considerazione l’evidenza probatoria piuttosto che limitarsi a dividere l’opinione pubblica in fazioni accusatorie o innocentiste, e in questo caso non ci sono state prove ma solo suggestioni, indizi scarsamente concreti e, soprattutto, un movente davvero troppo labile.

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