L’importanza del sopralluogo ai fini dell’individuazione del profilo criminale

Il motivo dell’interesse per gli assassini seriali deriva dal fatto che questi soggetti rappresentano quanto di più si accosta al concetto di cattiveria assoluta: uomini che agiscono svincolati da ragioni di carattere passionale o vendicativo, con un movente che consiste nell’uccidere per il piacere di procurare la morte altrui.
Questo è ciò che avvicina il serial killer al dominio del male più totale; prevale la distruzione sulla costruzione, la morte rispetto alla vita, l’orrore rispetto al piacere.
L’assassino seriale rappresenta, per definizione, la negazione stessa della società organizzata.
Di fronte ad un’aggressività e ad una violenza spropositate e gratuite, tutti tendono ad attribuire alla follia ciò che ci genera paura; l’importante è placare quell’angoscia dell’incomprensibile che taluni eventi e condotte suscitano nel profondo dell’anima.
Le classificazioni dei serial killer considerano una personalità che va da un polo perverso ad uno psicotico.
E’ormai classica la descrizione effettuata da Holmes e De Burger (1895) delle diverse tipologie individuate attraverso l’analisi delle motivazioni e del tipo di incentivo che hanno ispirato l’opera dell’assassino.
Essi descrivono un killer “allucinato”, soggetto psicotico con grave distacco dalla realtà che commette atti del tutto incomprensibili, con scene dalla presentazione caotica. Questo tipo di assassino può venire costretto ad uccidere da voci o visioni, che possono anche avere carattere solo temporaneo; egli è spinto ad agire dalle proprie motivazioni interiori, perché qualcosa nel profondo della propria personalità lo spinge a farlo.
La sua vittima è nella maggior parte dei casi sconosciuta, trattandosi di una selezione che avviene in modo relativamente fortuito e casuale.
La classificazione individua inoltre il serial killer “missionario”: soggetto non psicotico che manifesta una coazione ad uccidere quella tipologia di persone a suo giudizio degne di essere sterminate.
Decide consapevolmente di portare a termine degli omicidi, quasi una sorta di “missione”, per ottenere un beneficio psicologico.
L’omicida in questo modo è convinto della correttezza del suo agire, che gli proviene dal suo stesso sistema di valori.
Questo assassino non ha lo stesso distacco dalla realtà del serial killer allucinato, ma è ampiamente in contatto con la realtà, che si fa carico di liberare da un determinato gruppo di persone, a lui solitamente estranee.
Un altro tipo di serial killer è l’omicida “edonista”, dove per edonista va inteso il procurarsi piacere attraverso una serie di atti aggressivi.
Tra questi, per il killer orientato al piacere sessuale, la giustificazione sessuale rappresenta il traguardo ultimo e il ruolo primario nell’omicidio.
Le motivazioni scaturiscono da un bisogno interiore di uccidere e soddisfare i propri meccanismi compulsivi, per la sua necessità di un soddisfacimento sessuale.
Il secondo tipo di edonista agisce per amore del brivido, per cui prova un senso di gratificazione quando la vittima reagisce con dolore e orrore ai suoi atti.
Il killer in cerca di emozioni estreme ha bisogno che la sua vittima sia viva e consapevole di quanto le sta accadendo per trarre pieno godimento; infatti la maggior parte del piacere è derivato dal processo stesso che è alla base dell’uccisione, più che dall’assassinio stesso.
Il terzo tipo di serial killer edonista uccide invece per tornaconto personale, cioè per ragioni di convenienza personale, come denaro, interessi economici, premi assicurativi o altro.
Si tratta di aspettative rivolte ad un guadagno materiale, mentre la gratificazione psicologica deriva dal piacere di ottenere questi profitti attraverso l’omicidio. (Holme e Holmes, 1998).
Questa sommaria descrizione relativa alle diverse tipologie di serial killer può essere considerata una esemplificazione degli elementi psicodinamici cui bisognerebbe tener conto nella stesura di un profilo personologico in criminologia.
E’stato sottinteso, ovviamente, che solo nel caso in cui la scena del crimine sia documentata sufficientemente e le prove evidenzino caratteristiche peculiari è possibile effettuare un profilo criminologico il più aderente possibile al perpetratore.
Ciò significa che la ricostruzione scientifica e fisica della scena del reato devono essere il punto di partenza dell’osservazione e tutti gli elementi evidenziati devono combaciare con le deduzioni effettuate.
Per poter essere utile sul piano criminologico, quindi, il sopralluogo sulla scena di un omicidio deve essere svolto secondo criteri generali di corretta condotta al fine di assicurare la conservazione degli elementi di prova, con una particolare attenzione
a quelli che possono essere indizi utili per la ricostruzione della personalità e del modus operandi del criminale.
Ogni attività svolta nel corso del sopralluogo è definita come “quel complesso di attività, a carattere scientifico, che hanno come fine la conservazione dello stato dei luoghi, la ricerca e l’assicurazione delle cose e delle tracce pertinenti al reato, utili per l’identificazione del reo e della vittima, nonché per la compiuta ricostruzione della dinamica dell’evento e per l’accertamento delle circostanze in cui esso si è realizzato, anche in relazione alla verifica delle modalità operative dell’autore del reato”.

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