La criminologia clinica e la psichiatria forense tendono oggi ad un approccio di analisi integrata, attraverso l’utilizzo contemporaneo di contenuti e metodi criminologici e psichiatrici a scopo preventivo dei comportamenti antisociali, di ricerca, diagnosi e trattamento degli autori di reato.

L’analisi della personalità criminale costituisce il fondamentale campo di interesse comune di queste due discipline strettamente attigue, che tiene allo stesso modo in grande considerazione una valutazione dei fattori ambientali possibilmente
predisposti al comportamento antisociale (Rudas e coll., 1997).
I primi studi che hanno focalizzato l’attenzione sulle possibili correlazioni tra tipo di personalità e crimine sono da ricondurre allo studioso belga Etienne De Greef (1946), che per personalità intendeva una disposizione prefissata a reagire con una modalità precisa ad uno stimolo, derivante anche dall’insieme delle esperienze passate.
De Greef ha individuato alcune fasi particolari costituenti la criminologia:
a) La criminogenesi, caratterizzata da un “silenzio affettivo” derivante dalla convinzione del delinquente di essere sottoposto ad un’ingiustizia;
b) La criminodinamica che spiega il comportamento criminale e che introduce il concetto di “stato pericoloso”, fase di equilibrio psichico instabile che precede l’esecuzione di un crimine.                                                                                                                                                     Segue poi il “passaggio all’atto”, in cui la situazione precipita con l’esecuzione del delitto.
Lo studio criminologico della personalità riceve, in seguito, il contributo di Piatel (1999);  egli individua quattro tratti principali determinanti il nucleo centrale della personalità criminale, che sottendono il passaggio all’atto, e sono presenti in
ciascuno di noi (“In ogni persona sonnecchia un delinquente”).
I tratti sono caratterizzati dall’egocentrismo, che permette di ignorare i giudizi; labilità, che consente di non tenere conto delle conseguenze dell’atto criminale; aggressività, che porta ad effettuare alcune azioni criminali senza badare agli
ostacoli per compierle; indifferenza affettiva, che fa ignorare le sofferenze della vittima.
Tali ipotesi sembrerebbero aver ricevuto conferme da studi di verifica effettuati da Canepa (1974) su campioni di delinquenti.
Ricerche successive non sono state però in grado di chiarire se esistano dei tratti tipici di personalità nei soggetti criminali o se questi presentino una particolare intensità di tratti diffusi in tutti gli individui nè tantomeno se tali caratteristiche siano la causa o piuttosto l’effetto di una vita criminale.
Ripercorrendo la storia di tale ambito di ricerca, si è individuata una “sindrome della personalità criminale”, caratterizzata da una specifica struttura psicopatologica, che favorisce l’acting – out ed è caratterizzata da tre tratti fondamentali: L’iperattività delittuosa, l’antisocialità ed un notevole egocentrismo.
E’ stato evidenziato come i fattori ambientali e sociali siano sempre mediati dalla sindrome sopraccitata, che di frequente si va a sovrapporre ad altre strutture di personalità (Strano e coll., 2000).
Yochelson e Samenow (1977), pur evidenziando delle caratteristiche psicologiche ricorrenti in criminologia, come facilità di eccitamento, fantasie di dominio, di potere e di trionfo, paura diffusa e persistente sospettosità ( tratti che inducono a pensare alla presenza di componenti narcisistiche e paranoicali nella struttura del carattere ), sostengono però anche, che i tratti di personalità del soggetto che compie un crimine sono presenti, seppure in forma attenuata, in gran parte degli individui.
Alcuni criminali potrebbero venire inoltre spinti alla ricerca dell’illegalità e del dominio da una scarsa autostima, da una sensazione di disperazione, da sentimenti di superbia e da ricerca del potere (Strano, 2000).
La psichiatria forense costituisce da molti anni un campo che si avvale di teorie, esperienze e metodologie psicologiche per rispondere alle sempre più frequenti esigenze del sistema giuridico, soprattutto in campo criminologico.
L’individuazione e l’esame delle caratteristiche di personalità criminale e l’identificazione di quadri psicologici sistematicamente connessi al comportamento criminale si rivelano risorse importanti nel corso delle indagini, in particolare di fronte a casi di natura seriale e particolarmente violenta.
Questo tipo di analisi può risultare utile nel fornire agli investigatori un più stretto pool di soggetti sospettabili, più opportunamente caratterizzati sotto il profilo psicologico ed esistenziale (Douglas e Munn, 1992).
Tale prospettiva socio – psicologica offre inoltre un contributo fondamentale di informazioni utili a condurre gli interrogatori in base alla tipologia di personalità del possibile imputato, discostandosi dalle solite procedure standard (Goldman, 1999).

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