Narciso era un bel giovane di Tespi, di cui si innamorò la ninfa Eco.
A causa di una maledizione inflittale dalla dea Era , Eco era stata privata della parola e poteva solo ripetere le parole degli altri; ella era quindi incapace di esprimere il proprio amore a Narciso, il quale la respinse.
La ninfa morì di crepacuore. L’indovino Tiresia, alla nascita di Narciso, aveva vaticinato che il ragazzo avrebbe vissuto a lungo solo a patto che non conoscesse mai sé stesso.
L’oscura profezia dell’indovino fu chiara solo il giorno in cui Narciso vide la propria immagine riflessa nelle acque di una fonte e se ne innamorò perdutamente.
Non si allontanò mai più da questa fonte ed ivi morì di languore.

Per fare chiarezza sul narcisismo occorre partire da due ipotesi: la prima è che il narcisismo sia strettamente collegato, in senso genetico e psicodinamico, con la formazione dell’Io, la seconda, è che la patologia evidenzi, nei suoi eccessi e difetti, la struttura della normalità.
Se l’Io è la funzione che collega l’individuo con l’esterno, il narcisismo rappresenta l’istanza fondamentale che regola quella continua e necessaria tensione del soggetto tra desiderio-bisogno di rapportarsi con l’altro, che implica la dipendenza, ed il desiderio-bisogno di essere riconosciuti, tra identità e autonomia.
Quindi il narcisismo attiene alla costituzione del soggetto ed al rapporto di questi con l’altro.
La narrazione del mito di Narciso serve ad illustrare quale sia la considerazione comune nei confronti del narcisismo.
In genere vengono definite “narcisiste” le persone che appaiono molto prese da loro stesse, in un certo senso innamorate di sé e poco attente agli altri.
E’ vero che i narcisisti sembrano avere una scarsa considerazione nei confronti di altre persone, ma è altresì vero che, contrariamente a quanto si possa credere, queste persone sono totalmente incapaci di provare amore per sé e di conseguenza per chiunque altro.
Dal punto di vista clinico il narcisismo è stato relegato per molto tempo nell’ambito dei disturbi psichiatrici, ma vari studi che sono stati compiuti su persone affette da questo disturbo lo hanno posto ora nel quadro dei disturbi di personalità.
Il concetto di disturbo di personalità si pone come classe specifica di disturbo mentale – strutturale, comprendente diverse “organizzazioni”.
Oggi nel manuale di classificazione diagnostica DSM-IV TR i disturbi della personalità sono inclusi in un asse diagnostico specifico (ASSE II) che ricomprende quindi anche il disturbo narcisistico di personalità.                                                                                                 L’inquadramento clinico di tale disturbo, sulla base dei criteri diagnostici previsti dal DSM-IV, prevede un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia che compare nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti come è indicato dai seguenti elementi:

1. Senso grandioso di importanza (esagerazione di risultati e talenti, aspettativa di essere notato come superiore senza un’adeguata
motivazione);
2. Fantasie illimitate di successo, potere, fascino, bellezza e amore ideale;
3. Convinzione di essere “speciale” e “unico” e di dover frequentare, per essere capito, solo persone speciali o di classe elevata;
4. Richiesta eccessiva di ammirazione;
5. Sensazione che tutto sia dovuto, cioè, l’irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative;
6. Sfruttamento interpersonale, ossia utilizzo degli altri per il raggiungimento dei propri scopi;
7. Mancanza di empatia e incapacità di riconoscere o identificarsi con i sentimenti e le necessità altrui;
8. Senso di invidia nei confronti degli altri o sensazione di essere invidiato;
9. Comportamenti o atteggiamenti arroganti o presuntuosi

Se la condizione narcisistica è necessaria nella parte iniziale della nostra vita per vivere e superare le difficoltà che il mondo in cui siamo gettati ci fa incontrare, il narcisismo nell’evoluzione della nostra esistenza va articolato e trasformato affinché non divenga patologia.
Ognuno di noi ha bisogno di sentirsi unico, prezioso e irripetibile affinché un sentimento di sé prenda forma e, a partire da questo, per potersi sentire importante, per poter creare, per amare.
Quello che accade nelle personalità narcisistiche è, che tali bisogni sono restati molto intensi e soprattutto assoluti e quindi rigidi fino a totalizzare l’orizzonte delle relazioni.
Ciò può essere accaduto perché queste persone sono state ferite troppo precocemente e intensamente rispetto a quanto la natura narcisistica poteva sopportare.
In queste situazioni patologiche i bisogni di rispecchiamento e di idealizzazione sono restati separati dal mondo degli affetti e degli istinti, non è potuto, quindi, avvenire un lento e graduale processo di umanizzazione di questi bisogni.
Quando fallisce il rispecchiamento emerge la rabbia che può esplodere anche furiosamente, in quel momento colui che è vissuto come l’oggetto-sé non è più uno specchio che riflette e l’empatia con il soggetto idealizzato viene meno.
Ogni frustrazione nella relazione di tipo oggetto-sé è una ferita narcisistica.
Individui vulnerabili dal punto di vista narcisistico rispondono a tale ferita con il ritiro vergognoso (fuga) o con la rabbia narcisistica (attacco), rabbia narcisistica che può giungere anche, in soggetti con disturbi gravi, all’azione delittuosa. (Kohut H., 1978). Possiamo dunque affermare che rabbia e vergogna sono le due principali manifestazioni esperienziali e comportamentali dell’equilibrio narcisistico disturbato.

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